Gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico

CONSULENZA PER LA GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA SOVRACCARICO PER MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI (NIOSH) – SOVRACCARICO BIOMECCANICO DEL RACHIDE Metodo Niosh – Norma UNI ISO 11228/1

Per Movimentazione Manuale dei Carichi si intende qualsiasi attività che richiede l’uso della forza umana per sollevare, abbassare, trasportare oppure muovere e mantenere in altro modo qualsiasi oggetto (incluso la movimentazione di animali e persone).
La Movimentazione Manuale dei Carichi espone il lavoratore ad un rischio, che deve essere valutato al fine di potere garantire il corretto svolgimento dei compiti assegnati, nel rispetto della sicurezza. Le affezioni cronico-degenerative della colonna vertebrale sono riscontrabili nei lavoratori ospedalieri, dell’agricoltura, dell’industria e del terziario. Sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze e dei costi economici e sociali indotti (assenze per malattia, cure, cambiamenti di lavoro, invalidità) rappresentano uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro.
Il National Institute of Occupational Safety and Health pone le patologie da movimentazione manuale dei carichi al secondo posto nella lista dei dieci problemi di salute più rilevanti nei luoghi di lavoro ed ha proposto i modelli per la valutazione del rischio connesso al sollevamento dei carichi, quali appunto il Metodo che utilizza il Centro Italiano di Ergonomia.
Le modalità di svolgimento dell’analisi e della valutazione prevedono:
– Il sopralluogo nei reparti per conoscere i processi e i prodotti
– La filmatura ed analisi di tutte le postazioni di lavoro che espongano a rischi specifici
– La consultazione del programma sanitario previsto e gli eventuali suggerimenti per le integrazioni
– La raccolta e classificazione degli interventi di miglioramento eseguiti dall’azienda
– Le eventuali proposte di miglioramento e di riprogettazione delle postazioni o modalità di lavoro

CONSULENZA PER LA GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI PAZIENTI IN AMBIENTE OSPEDALIERO (MAPO)

L’indice MAPO (Movimentazione e Assistenza Pazienti Ospedalizzati) è un indice sintetico per la valutazione del rischio nella Movimentazione Manuale dei Pazienti (MMP).
L’indice MAPO permette di dare una valutazione quantitativa del livello di rischio degli operatori sanitari, accertando diversi livelli di rischio in funzione delle condizioni ambientali presenti nella struttura in esame.
L’utilizzo del metodo MAPO per le strutture di ricovero di pazienti parzialmente autosufficienti o non autosufficienti si presta efficacemente a ricavare un indicatore specifico del rischio per la complessa interrelazione tra i fattori ambientali e gli strumenti di ausilio alla movimentazione adottati.

CONSULENZA SULLA GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA TRAINO E SPINTA Norma UNI ISO 11228 parte 2

Durante le attività di traino o spinta la struttura muscolo-scheletrica deve esercitare una forza per iniziare, mantenere o variare il moto del carico che si movimenta. Questa forza, tipicamente, è esercitata dalle mani che utilizzano una apposita maniglia o supporto. La COMPRESSIONE del rachide avviene perché le forze applicate dalle mani devono essere controbilanciate dalla colonna vertebrale.
Quando il rachide si comprime, il cuscinetto intervertebrale può esercitare una forte pressione sulle guaine che lo contengono. Con il perdurare dello sforzo si possono produrre disturbi e nei casi più gravi delle vere e proprie patologie (ernie discali).

LA METODOLOGIA
La valutazione del rischio è affidata al Metodo UNI ISO 11228-2 e deve essere effettuata con l’ausilio di un dinamometro che permette di misurare le forze applicate durante la movimentazione.
Le due forze da misurare sono quella massimale (che tipicamente è applicata per mettere in movimento il carico) e quella media di mantenimento (che serve a mantenere il carico in movimento)
La misurazione deve avvenire nelle stesse condizioni di lavoro abituali e, onde evitare imprecisioni dovute alla diversa utilizzazione dei carichi, deve essere effettuata più volte, possibilmente da lavoratori diversi.
Oltre alla forza esercitata, è necessario considerare:
. la tipologia di movimentazione: traino o spinta
. l’altezza delle mani
. la distanza percorsa in metri lineari di spinta o traino;
. la frequenza delle azioni di spinta/traino, sia iniziale sia di mantenimento
. la popolazione lavoratrice.

La norma UNI ISO 11228-2 propone anche un secondo livello di indagine che risulta essere molto laborioso. La stessa norma ricorda che “… può essere sufficiente eseguire il metodo 1, agendo in modo appropriato, o adottare soluzioni pratiche per assicurare che il livello complessivo di rischio sia basso”. Analogamente ad una altra metodologia, il Metodo OCRA, l’approccio che si utilizza normalmente nella valutazione dell’esposizione al rischio per attività di traino e spinta è analogo a quello della Check List OCRA per i movimenti ripetuti: individuare il livello di rischio ed intervenire.
Per il traino e spinta, anche grazie ai nuovi dinamometri elettronici, l’intervento è possibile e risulta in molti casi anche più economico rispetto ad una valutazione con il metodo 2. Tutto ciò, salvo quei casi in cui si dovesse procedere ad una analisi approfondita del nesso tra insorgenza di una malattia a carico del rachide e compiti lavorativi svolti.

 

IL DINAMOMETRO
Dinamometro DIN ERGO 81-08 PRO-X Le forze che devono essere superate sono le forze di attrito e le forze di inerzia. L’attrito dipende dalla geometria e dalla natura delle superfici a contatto. L’inerzia non dipende dall’attrito, ma dalla massa e dall’accelerazione che noi imprimiamo all’oggetto. L’utilizzo del dinamometro diventa allora fondamentale per la misurazione delle forze esercitate. A differenza di una comune bilancia, che misura solo le forze di compressione derivanti dal peso di un oggetto o dal nostro corpo, il dinamometro è in grado di misurare le forze esercitate in qualunque direzione.
La caratteristica principale dei dinamometri elettronici della serie DIN ERGO PRO-X da me inventati è quello di riuscire a registrare il tracciato delle forze esercitate ed, eventualmente, associarlo ad un filmato del compito lavorativo. I vantaggi che ne derivano sono molteplici e i principali sono i seguenti
1) i dati registrati costituiscono un prova inconfutabile delle reali forze esercitate durante la movimentazione
2) l’analisi del tracciato delle forze permette di individuare istantaneamente le criticità della movimentazione e di intervenire efficacemente nella ri-progettazione
3) l’utilizzo del software dedicato permette di effettuare in tempi brevi l’analisi del compito e di emettere il documento di valutazione del rischio specifico.
Questi vantaggi hanno permesso a decine di aziende di ridurre l’esposizione al rischio con semplici interventi come la rimozione di ostacoli, l’eliminazione delle disconnessioni del pavimento, l’eliminazione di curve nei percorsi, l’adeguamento delle ruote, e così via.

STUDIARE IL PERCORSO
Una fase importante nella valutazione del rischio nelle attività da traino e spinta è quella dell’analisi del percorso. Molto spesso, infatti, i fattori di rischio derivano dalla presenza di caratteristiche sfavorevoli nel tragitto che il lavoratore deve effettuare. Anche in relazione al peso del carico movimentato, molto spesso le disconnessioni nel pavimento rappresentano una criticità. Tra le principali ricordiamo:
Presenza di dossi o cunette
Presenza di salite o discese
Presenza di ingombri
Pavimentazione non regolare
Superamento di soglie
Operazioni di precisione

CONSULENZA PER LA GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA SOVRACCARICO ARTI SUPERIORI (SBAS) E MOVIMENTI RIPETITIVI Metodo OCRA – Norma UNI ISO 11228 parte 3

I metodi di valutazione dei rischi sono presenti e validati da esperienze ormai pluriennali eppure il numero delle denunce di malattie professionali è in aumento.

Le attività svolte riguardano in particolare:
– analisi delle postazioni di lavoro e del ciclo lavorativo;
– effettuazione dei filmati dei compiti lavorativi;
– predisposizione del video in relazione ai contenuti lavorativi;
– analisi OCRA;
– redazione del dossier tecnico di valutazione del rischio;
– redazione delle priorità di intervento;
– redazione del piano di miglioramento;
– riprogettazione delle postazioni di lavoro e dei metodi di lavoro;

GESTIONE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA SOVRACCARICO ARTI SUPERIORI (SBAS)
I metodi di valutazione dei rischi sono presenti e validati da esperienze ormai pluriennali eppure il numero delle denunce di malattie professionali è in aumento.
È necessario operare interventi di qualità che consentano un corretto approccio alla riduzione del rischio da sovraccarico biomeccanico e tengano conto dei bisogni di competitività delle Aziende.

I Metodi applicati dal Centro Italiano di Ergonomia nelle attività di consulenza inerenti la valutazione dei rischi da movimenti ripetitivi sono quelli previsti dal D.Lgs. 81/08 e descritti nella norma internazionale UNI ISO 11228 parte 3. In particolare le metodologie utilizzate sono quelle del Metodo OCRA con i vari livelli di indagine e di screening, come riportato di seguito:

METODOLOGIA
Elementi principali
OCRA INDEX

Metodo dettagliato che considera i seguenti fattori di rischio: frequenza di azioni tecniche, ripetitività, posture incongrue, forza, fattori complementari, mancanza di periodi di recupero, durata dei compiti
Check-List OCRA

Metodo semi-dettagliato che considera, in modo semplificato, gli stessi fattori di rischio dell’indice OCRA. Il livello di esposizione è classificato nel sistema a tre zone. Applicabile anche ai lavori ripetitivi multi compito
Check-List OCRA per minuto campione

In questo caso la fase analizzata è il minuto rappresentativo di utilizzo di uno strumento o attrezzatura; è particolarmente utile e snello per attività manutentive o comunque di lunga durata (saldatore, cuoco, ecc.)

QUANDO CI SI ESPONE AL RISCHIO DA SOVRACCARICO PER GLI ARTI SUPERIORI
Normalmente si tende ad applicare la metodologia OCRA quando è possibile individuare un ciclo ben definito nel compito lavorativo analizzato. In effetti, la ciclicità della produzione avviene solo in alcuni contesti lavorativi, ad esempio quelli industriali in cui si realizzano gli stessi prodotti in tempi determinati. In altri casi, quali ad esempio l’agricoltura, la grande distribuzione, le lavorazioni artigianali, l’individuazione di un ciclo non è possibile. Ciò nonostante, esiste una attività che risulta essere sempre a carico degli stessi distretti anatomici e che va sottoposta ad indagine.
La ripetizione di una particolare attività induce sollecitazioni, piccoli traumi ed usura delle articolazioni, dei muscoli e dei tendini che danno luogo, gradualmente, nell’arco di un periodo di tempo più o meno lungo (mesi od anni), a patologie a carico dei distretti interessati. Le patologie maggiormente rappresentative in tale ambito e che riguardano gli arti superiori sono: le tendiniti, le tenosinoviti, le sindromi da intrappolamento con interessamento nervoso o neurovascolare – ad es. la sindrome del tunnel carpale – ed i conseguenti deficit sensitivi e motori.
LA METODOLOGIA
La metodologia descritta nella norma UNI ISO 11228-3, citata dal D.Lgs. 81/08, ha due livelli di analisi: il primo livello prevede l’utilizzo della CheckList OCRA; il secondo livello di analisi prevede l’utilizzo dell’Indice OCRA. Per tutte le postazioni di lavoro che all’analisi di primo livello risultano in fascia di rischio media o alta (fascia gialla o rossa) si deve procedere con la analisi di secondo livello, ovvero con l’Indice OCRA.
Solo con l’indice OCRA, infatti, è possibile effettuare una analisi approfondita del compito lavorativo, valutare correttamente i fattori di rischio ed ottenere le dovute indicazioni per la riduzione dello stesso. I fattori di rischio sono i seguenti:
Frequenza di azioni tecniche al minuto
Tempi di recupero
Forza applicata
Assunzione di posture incongrue
Fattori organizzativi
Fattori complementari
La valutazione del rischio da sovraccarico degli arti superiori deve essere effettuata per tutte le postazioni di lavoro che possono esporre il lavoratore al rischio specifico. Se il rischio è individuato, si deve intervenire per eliminarlo o ridurlo.
MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ
– Verifica della presenza dei documenti di valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico
– Sopralluogo nei reparti per conoscere i processi e i prodotti
– Verifica incrociata dello schema orario previsto e reale.
– Intervista ai lavoratori sui picchi di forza e la verifica della relativa corrispondenza sulle analisi
– Filmatura ed analisi di postazioni campione oppure di tutte le postazioni di lavoro che espongano a rischi specifici.
– Consultazione del programma sanitario previsto e gli eventuali suggerimenti per le integrazioni
– Raccolta e classificazione degli interventi di miglioramento eseguiti dall’azienda.
– Formulazione (eventuale) di ipotesi di interventi realmente possibili.

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